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Monologhi sulla vita: ecco i più belli da conoscere

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I monologhi sulla vita di alcuni film sono rimasti nella storia per il loro potere di colpire nel profondo lo spettatore, scuotendolo fino a farlo riflettere …

Il cinema è azione, horror, adrenalina, storia, cronaca, fantasia, romanticismo, humor; a seconda del genere e delle sue infinite sfaccettature può suscitare emozioni diverse: può far piangere, ridere, tremare, inorridire … ma può anche far riflettere.

La riflessione può essere innescata da una circostanza, da un episodio o da un dialogo; nella maggior parte dei casi lo spunto per pensare scaturisce da un monologo, ossia da quel momento in cui uno dei protagonisti del film tiene un discorso, più o meno lungo e senza interruzioni, a un’altra persona, o più frequentemente a un gruppo di personaggi.

I monologhi cinematografici sono paragonabili a veri e propri condensati di riflessioni e pensieri, incentrati su tematiche più o meno impegnate; a seconda dei casi si focalizzano sui vari aspetti della vita, quali amore, amicizia, famiglia, lavoro, sport e problematiche sociali.


Possono avere un’impostazione seria e austera oppure possono trasmettere un messaggio attraverso una comunicazione comica e divertente.

L’aspetto imprescindibile, affinché un monologo susciti emozioni, stimoli la riflessioni e resti impresso nella memoria dello spettatore, è identificabile innanzitutto nel testo, nella profondità delle parole e nell’idea/pensiero che trasmette.

Ma è altrettanto vero che una serie di belle frasi messe in fila, da sole, non bastano a scuotere ed emozionare chi le ascolta; è fondamentale che a ciò si aggiunga la bravura dell’attore, il suo coinvolgimento emotivo e la sua capacità di gestire e mixare con maestria i tempi, i silenzi, il tono della voce, la postura e i gesti.

In questo post l’Università Telematica Niccolò Cusano di Padova ha raccolto i monologhi dei film più famosi; quelli rimasti indelebili nella mente di chi li ha ascoltati e che in parte hanno contribuito al successo della pellicola che rappresentano; quelli che potenzialmente, in alcune particolari circostanze di vita, potrebbero trasformarsi in spinte motivazionali dalle quali attingere la forza e l’energia per superare i momenti di difficoltà e di impasse.

Dal film ‘The Big Kahuna’

Apriamo il nostro elenco di monologhi sulla vita con le parole pronunciate da Danny De Vito nel film ‘The big Kahuna’.

Parole semplici, ma piene di passione, che da sole valgono l’intera pellicola.

Il monologo conclusivo del film è tratto da un articolo pubblicato sul Chicago Tribune nel 1997, scritto dalla giornalista Mary Schmich.

Il senso può essere racchiuso in un’esortazione, che invita i giovani a vivere la gioventù in maniera intensa, a goderne ogni singolo istante, perché essa non dura in eterno.

 “Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t’erano mai passate per la mente.
Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato.
Canta.
Non esser crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perder tempo con l’invidia.
A volte sei in testa.
A volte resti indietro.
La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto.
Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche.
Le tue scelte sono scommesse…”

Dal film ‘Il curioso caso di Benjamin Button’

La pellicola, firmata da David Fincher e interpretata da Brad Pitt e Cate Blanchett, intende trasmettere un messaggio importante, che induce a riflettere in maniera profonda sulla vita: un bambino e un anziano condividono tantissimi aspetti; tra la nascita e i momenti che precedono la fine di un’esistenza non c’è molta differenza.

Da tale verità, perché di assoluta verità trattasi, scaturisce una deduzione elementare, apparentemente banale e scontata, ma troppo spesso offuscata dai ritmi incessanti e frenetici dell’attuale società: ognuno di noi dovrebbe godere appieno della parte centrale della propria esistenza.

L’essenza della considerazione appena analizzata è racchiusa nelle parole del protagonista:

“Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi. Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio. Spero che tu viva tutto al meglio. Spero che tu possa vedere cose sorprendenti. Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove. Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi. Spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita. E se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.”

monologhi film

Dal film ‘Ogni maledetta Domenica’

Il film di Oliver Stone ‘utilizza’ il football per affrontare tematiche e dinamiche sportive, per analizzare la società contemporanea e allo stesso tempo per comunicare messaggi importanti e spunti di riflessione sulla vita in generale.
Il discorso fatto alla squadra, nello spogliatoio, pochi minuti prima della partita decisiva, è rimasto celebre nella storia del cinema; oggi è un cult, utilizzato come strumento motivazionale nell’ambito sportivo, ma non solo …

Ad accrescere il potere emozionale del monologo sulla vita la magistrale interpretazione di Al Pacino, il coach della squadra, autore di una performance ‘da brividi’, carica di forza ed energia.

“… e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Capitelo. Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?

Dal film ‘American beauty’

Continuiamo l’elenco di quelli che, a nostro avviso, sono i monologhi famosi più belli e intensi della storia cinematografica con quello che conclude la pellicola ‘American Beauty’.

La trama rappresenta uno specchio per chi si interroga quotidianamente sul senso della propria vita; per chi barcolla tra un senso di generale insoddisfazione e l’angoscia del tempo che passa inesorabile e senza una prospettiva.

Partendo dalla tendenza che induce la maggior parte di noi a focalizzarsi sull’apparenza, il film mette in evidenza le insidie nascoste dietro la superficialità con la quale siamo soliti guardare le cose e, particolare ancora più preoccupante, con la quale siamo soliti darle per scontate.

Nel finale, dalle parole del protagonista, emerge una verità che, bene o male, ognuno di noi ha dentro di sé … anche se spesso è nascosta e offuscata da futili affanni e inutili preoccupazioni.
La ‘grande’ verità è che ognuno dovrebbe godere appieno di ogni singolo momento di vita ‘vissuto’, cogliendone la vera essenza e la bellezza, senza condizionamenti esterni.

  “Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell’istante prima di morire. Prima di tutto, quell’istante non è affatto un istante: si allunga, per sempre, come un oceano di tempo. Per me, fu lo starmene sdraiato al campeggio dei boy scout a guardare le stelle cadenti; le foglie gialle degli aceri che fiancheggiavano la nostra strada; le mani di mia nonna, e come la sua pelle sembrava di carta. E la prima volta che da mio cugino Tony vidi la sua nuovissima Firebird. E Janie, e Janie… e Carolyn. Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l’avrete.”

Dal film ‘Rocky Balboa’

Tutti conosciamo Rocky Balboa, il personaggio ideato e interpretato da Sylvester Stallone diventato una leggenda grazie alla fortunata serie cinematografica sulla boxe.

Dal film ‘Rocky Balboa’ del 2006 abbiamo estratto il discorso sull’autostima che il pugile rivolge al figlio.

Le parole si rivolgono idealmente alla generazione dei giovani, con l’intento di fornire un prezioso insegnamento di vita, uno stimolo a percorrere la propria strada verso la felicità con grande autostima e senza preoccuparsi del giudizio altrui.

Il discorso induce a riflettere e a fare una serie di inevitabili considerazioni sulla propria esistenza; non è un caso che il video venga spesso utilizzato come strumento motivazionale all’interno di aziende e contesti lavorativi nei quali è necessario ‘scuotere’ i dipendenti.

“Questo è il bambino più bello del mondo!
Guarda Adriana, questo bambino diventerà certamente qualcuno!”
E tu crescevi bello, sano, forte, vederti crescere ogni giorno era una cosa meravigliosa.
E quando è arrivato il momento per te di diventare un uomo, di affrontare il mondo, l’hai fatto.
Ma qualcosa lungo il tragitto ti ha fatto cambiare. Non sei esistito più. Hai permesso al primo fesso che arrivava di farti dire che non eri bravo. Sono cresciute le difficoltà, ti sei messo alla ricerca del colpevole e l’hai trovato in un’ombra.
Eh. Ora ti dirò una cosa scontata.
Guarda che il mondo non è tutto rose e fiori, è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti, ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre.

Né io, né tu, nessuno, può colpire duro come fa la vita. Perciò, andando avanti, non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi, e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti.
Così sei un vincente!
E se credi di essere forte, lo devi dimostrare che sei forte. Perchè un uomo vince solo se sa resistere. Non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra accusando prima questo o poi quell’altro di quanto sbaglia.
I vigliacchi fanno così e tu non lo sei!
Non lo sei affatto! …
Comunque io ti vorrò sempre bene Robert, non può essere altrimenti. Tu sei mio figlio, sei il mio sangue, sei la cosa migliore che ho al mondo. Ma finchè non avrai fiducia in te stesso la tua non sarà vita.”

Dal film ‘Vi presento Joe Black’

La vita è anche amore, ecco perché concludiamo il nostro post con un estratto che rientra a pieno
diritto nella categoria ‘monologhi sull’amore’.

Il film dal quale abbiamo estrapolato le parole che seguono è ‘Vi presento Joe Black’; il protagonista del monologo è Anthony Hopkins, come al solito autore di una performance da ‘pelle d’oca’.

“Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti,
voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio!
Si abbi una felicità delirante! O almeno non respingerla.
Lo so che ti suona smielato ma l’amore è passione, ossessione,
qualcuno senza cui non vivi.
Io ti dico: buttati a capofitto! Trova qualcuno da amare alla follia
e che ti ami alla stessa maniera!
Come trovarlo?
Beh.. dimentica il cervello e ascolta il cuore.
Io non sento il tuo cuore, perché la verità, tesoro, è che non ha senso
vivere se manca questo.
Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, beh.. equivale a non vivere.
Ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto.
Non respingere chi lo sa, esiste il colpo di fulmine.”

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