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Padova: 85 prof universitari difendono gli studenti

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Riparte da Padova la polemica incentrata sulle carenze degli studenti relativamente alla lingua italiana;  tra consensi, critiche al vetriolo, consigli e proposte per migliorare la padronanza linguistico-grammaticale c’è anche chi va controcorrente: un gruppo di 85 prof universitari che si schiera dalla parte degli studenti per difenderli.

A riportare alla luce il controverso rapporto tra i ragazzi e la lingua italiana, tematica che da decenni accende e anima numerosi dibattiti, il Gruppo di Firenze, un gruppo di lavoro che dal 2005 è attivo nell’ambito delle problematiche della scuola.

In 600, tra docenti universitari, storici, intellettuali e accademici della Crusca, i firmatari della lettera di appello indirizzata al Presidente del Consiglio, alla Ministra dell’Istruzione e al Parlamento.
Nomi illustri appartenenti al mondo della cultura evidenziano una realtà fatta di giovani che leggono poco, scrivono male e fanno fatica ad esprimersi oralmente in maniera corretta.
Dal contenuto della lettera-appello emerge una situazione grave, per la quale diventa imprescindibile correre ai ripari, attraverso metodologie che risultino efficaci e allo stesso tempo attuali, e che puntino principalmente su revisione, controllo e scrittura corsiva.

Ma qual è il motivo del declino della lingua italiana? E come mai tanti giovani, al termine del percorso scolastico, non conoscono la grammatica e commettono errori appena tollerabili nei primi anni delle scuole elementari?

È colpa della struttura formativa, degli insegnanti, delle famiglie? E’ forse in parte colpa anche del progresso tecnologico, del web e dello sviluppo dei social network che hanno favorito una comunicazione rapida, sintetica e nella quale l’italiano è diventato un optional? E’ un mix esplosivo di tutto i fattori appena evidenziati?

Parte il botta e risposta tra chi sostiene la tesi della lettera, e la appoggia sottoscrivendola, e chi invece difende gli studenti e mostra il suo ‘parziale dissenso’ nei confronti dell’appello.

Dalla professoressa Maria Giuseppa Lo Duca arriva la contro-lettera che mette in evidenza un disappunto che rileva una serie di altre criticità nel sistema scolastico italiano.
La prof autrice del documento di dissenso vanta una lunga esperienza nel campo dell’insegnamento quantificabile in 46 anni di attività: 3 anni nelle scuole medie, 23 anni presso un liceo scientifico e 30 anni all’università dove è stata professoressa ordinaria di ‘Lingua italiana’ e di ‘Didattica dell’italiano’.
La sua vita professionale annovera inoltre la partecipazione a centinaia di seminari e corsi di aggiornamento.

Nella lettera, sottoscritta al momento da 85 colleghi, Lo Duca non concorda su alcuni punti, in particolare sull’attribuire alla scuola dell’obbligo la responsabilità delle carenze linguistiche dei giovani.
Per quanto ortografia, morfologia, sintassi e testualità si insegnano nel corso del ciclo scolastico che riguarda la fascia di età che va dai 6 ai 14 anni, l’apprendimento della lingua non può assolutamente essere limitato e circoscritto alle scuole elementari e medie. Le abilità complesse, imprescindibili per la stesura di un testo scritto e formale, non possono essere liquidate in un’unica soluzione. Il processo riguarda l’intera vita scolastica di uno studente e risulta quindi molto più lungo e complesso.

Lo Duca denuncia un ‘progressivo allentamento dell’investimento sulla lingua italiana’ nei licei ma in maniera ancora più preoccupante nelle università.
La didattica della maggior parte degli atenei non si concentra abbastanza sulle abilità linguistiche dei corsisti: al di là dei corsi di recupero, nella maggior parte dei casi affidati a giovani e inesperti dottorandi e ricercatori, non sono previsti piani operativi specifici e mirati.
E’ poca la preoccupazione relativamente a una realtà universitaria che scrive poco e corregge ancora meno, per cui non c’è da meravigliarsi, né tanto meno da scandalizzarsi, se le carenze linguistiche degli studenti diventano sempre più gravi ed evidenti.

Rientra nell’analisi accurata della Lo Duca anche l’attuale formazione degli stessi docenti.
I corsi di laurea predisposti per i futuri insegnanti dovrebbero approfondire e aggiornare, se non riprendere totalmente, le conoscenze acquisite nel corso degli anni; i piani di studio dovrebbero includere, secondo la professoressa, insegnamenti quali ‘lingua italiana’ e ‘grammatica italiana’, coadiuvati dalla lettura di quei volumi che descrivono in maniera eccellente la nostra lingua.
Purtroppo attualmente la formazione erogata dai corsi di laurea si focalizza su ben altre materie, dal nome altisonante come ad esempio ‘filologia romanza’, ‘sociolinguistica’, ‘storia della letteratura italiana’ e via dicendo.

Piuttosto dolente anche la nota ‘aggiornamento’; per quanto alcuni insegnanti cerchino di sopperire alle proprie carenze linguistiche frequentando corsi di aggiornamento è necessario che le basi formative siano solide, e che non si fondino semplicemente su una serie di conoscenze deboli e frammentarie.

Insomma, tra favorevoli e contrari l’appello del Gruppo di Firenze ha suscitato interesse e clamore.
Il dibattito è aperto ed è entrato nel vivo: giorno dopo giorno coinvolge nuovi protagonisti e si arricchisce di nuovi spunti di riflessioni, opinioni e proposte più o meno interessanti.
Cosa succederà? Finirà tutto in un enorme polverone o la lettera-appello porterà a risultati concreti per gli studenti?

Staremo a vedere!

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