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Teoria dell’apprendimento sociale: cos’è, come nasce, sviluppi

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La teoria dell’apprendimento sociale, conosciuta anche come teoria dell’apprendimento per osservazione o imitazione, è una delle teorie più rilevanti nell’analisi del funzionamento della personalità, che risulta influenzata da fattori sia individuali che contestuali.

Albert Bandura è il fondatore della teoria dell’apprendimento sociale. Questi è uno psicologo canadese, docente presso l’Università di Stanford.

In questa mini guida dell’Università telematica Niccolò Cusano di Padova approfondiremo gli aspetti di questo modello teorico.

È importante premettere che persone e ambiente sono fattori che influenzano l’individuo e, contemporaneamente, l’individuo influenza a sua volta chi (o cosa) gli sta intorno.

Esiste, in pratica, un’interazione reciproca tra questi elementi. L’influenza che gli altri e l’ambiente esercitano sull’individuo non ne determinano, però, comportamenti predefiniti.

Teoria dell’apprendimento sociale: Albert Bandura

Bandura, infatti, sostiene che l’uomo non dipende dagli altri individui o dagli stimoli che riceve dall’ambiente, ma che esiste anche la capacità di scelta dell’uomo.

Pur esistendo un’interazione tra persone e ambiente, quindi, la capacità di scelta delle persone riveste un ruolo assai importante, poiché potenzialmente libera dai fattori esterni.

La teoria dell’apprendimento di Bandura è definita “sociale” in quanto essa dipende in sostanza dalle condizioni dell’ambiente in cui il soggetto è inserito.

Bandura non si limita, però, a sostenere che il contesto influenza il comportamento delle persone, ma vuole comprendere quali sono i meccanismi di tale condizionamento.

A tal fine, egli ha portato a termine numerose ricerche e diversi esperimenti agli inizi della sua carriera professionale.

Come nasce la teoria dell’apprendimento sociale

La teoria dell’apprendimento per imitazione venne formulata a partire dai primi anni 60′, in un’epoca in cui l’apprendimento era concepito come uno scambio di informazioni tra un maestro e il suo allievo.

Secondo questo modello teorico, uno dei due soggetti invia l’informazione, l’altro la riceve. Il maestro è la parte attiva, l’allievo quella passiva.

Tra il 1961 ed il 1963 Bandura e il suo team cercarono di dimostrare l’importanza dell’apprendimento per osservazione nei bambini.

Nello specifico, questi teorici intendevano evidenziare come l’imitazione di un modello (nel caso specifico l’adulto) influenzasse il comportamento dei più piccoli.

L’esperimento della bambola di Bobo

Bandura giunse all’elaborazione della teoria dell’apprendimento sociale in seguito ad un famoso esperimento passato alla storia come l’esperimento della bambola di Bobo, uno dei più famosi nell’ambito della psicologia.

All’esperimento presero parte bambini di entrambi i sessi di età compresa tra i 3 e i 6 anni. I piccoli furono divisi in 3 gruppi:

  • il primo gruppo venne condotto in una stanza piena di giochi dove un adulto giocava in modo aggressivo con una bambola di nome Bobo;
  • il secondo gruppo venne condotto in un’analoga sala giochi dove c’era sempre un adulto, ma che giocava con altri giochi e non mostrava alcuna forma di aggressività nei confronti della bambola;
  • il terzo gruppo fu condotto in una stanza con dei giochi nella quale non era prevista la presenza di un adulto come modello e in cui i bambini furono lasciati liberi di giocare da soli.

I risultati di questo esperimento apparvero subito molto chiari: la maggior parte dei bambini che avevano assistito al modello aggressivo erano più propensi a comportarsi in analogo modo rispetto ai bambini che, invece, non furono esposti ad un comportamento violento.

Proprio grazie a questo esperimento, Bandura dimostrò che esistono 3 forme diverse di apprendimento per osservazione:

  1. attraverso un modello in persona, ossia un individuo che mette in atto un determinato comportamento;
  2. tramite un’istruzione verbale, che racchiude in sé l’enunciazione di uno specifico comportamento;
  3. per mezzo di un modello simbolico, come il personaggio di un libro, di un film o di una persona reale della quale si imita il comportamento.

Dunque, Bandura concluse che, nell’apprendimento di un comportamento, il modello (sia esso positivo o negativo) riveste un ruolo di primo piano.

I fattori in gioco

Tuttavia, limitare i risultati di questo modello teorico a quanto visto finora con l’esperimento della bambola di Bobo sarebbe estremamente riduttivo.

Lo psicologo canadese, infatti, ha sempre sostenuto l’importanza dei fattori cognitivi nell’apprendimento, definendo gli allievi come soggetti attivi nell’elaborazione delle informazioni e nella valutazione delle possibili conseguenze dei loro comportamenti.

Dunque, è errato pensare che tutti imitano tutto quello che vedono o che tutti i bambini metteranno in atto comportamenti aggressivi solo perché hanno assistito a scene violente.

Esiste l’autonomia di pensiero, i fattori cognitivi, poi arriva l’imitazione. Vi sono, inoltre, fattori definiti “mediatori” che spingono o meno all’imitazione di un comportamento.

Questi fattori sono addirittura in grado di provocare una risposta alternativa ad un determinato comportamento.

Tali mediatori sono:

  • l’ambiente: ovvero il contesto in cui viviamo;
  • l’attenzione: non tutti i comportamenti che osserviamo sono degni della nostra attenzione. Tendenzialmente, siamo portati ad imitare solo quelli che catturano il nostro interesse;
  • la motivazione: ciò che ci spinge a mettere in atto i comportamenti che osserviamo, pensando ai vantaggi che possiamo trarne.

Teoria dell’apprendimento sociale: sviluppi

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Gli studi di Bandura ampliarono le conoscenze sui processi di apprendimento, sottolineando come l’apprendimento non avvenga solo per contatto diretto con gli elementi che influenzano la condotta.

Il focus si spostò sulle strutture cognitive alla base dei comportamenti, in termini di aspettative, attribuzioni causali, valutazioni sulle capacità proprie ed altrui.

L’autoefficacia secondo Bandura

A partire dalla teoria dell’apprendimento sociale, Bandura elaborò poi il concetto di autoefficacia, uno dei perni del cognitivismo sociale.

Lo psicologo canadese definì il senso di autoefficacia come “le convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati.”

Con autoefficacia si intende, in sostanza, la credenza e il giudizio da parte del singolo individuo di riuscire in una prestazione con successo, ossia di far accadere un determinato evento.

Il senso di autoefficacia, per Bandura, non è l’insieme delle competenze che permettono all’individuo di riuscire in un determinato compito, ma è il suo pensiero riguardo le possibilità di riuscita.

Le persone dotate di un basso senso di autoefficacia crederanno di non essere in grado di affrontare gli eventi e tenderanno ad evitare determinate situazioni o a mettere in atto comportamenti con prestazioni fallimentari.

Tale esito negativo, a sua volta, alimenta il senso di bassa autoefficacia ed innesca, secondo questo approccio teorico, un circolo vizioso.

Verso la teoria sociocognitiva

Bandura, dunque, con questa formulazione definisce un nuovo approccio orientato allo studio dei processi cognitivi che portano l’individuo ad adattarsi all’ambiente circostante.

Egli parla della capacità umana di operare attivamente all’interno di un contesto. Tale capacità è definita agentività umana, che rappresenta la capacità di agire attivamente nel contesto in cui l’individuo è inserito.

Il concetto di agentività umana (human agency), punto cardine dell’intera teoria social cognitiva, può essere definito come la capacità di agire attivamente nel contesto in cui si è inseriti.

Tale funzione umana, che riguarda sia i singoli individui sia i gruppi, operativamente si traduce nella facoltà di generare azioni mirate a determinati scopi.

Nella valutazione del ruolo dell’intenzionalità Bandura distingue la condotta mirata al raggiungimento di un risultato, dagli effetti che l’esecuzione di tale corso d’azione produce.

In conclusione, Albert Bandura, una delle personalità più importanti nell’ambito della psicologia, ha chiarito il modo in cui apprendiamo conoscenze e generiamo determinati comportamenti.

Grazie allo psicologo canadese è stato determinato, inoltre, il modo in cui il contesto sociale si relaziona con i nostri processi interiori e cognitivi.

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